Tassa globale sulle multinazionali: proseguono i lavori dell’Ocse

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Procedono i lavori dell’OCSE per promuovere la disciplina fiscale volta a gestire le sfide derivanti dalla digitalizzazione dell’economia

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L’aliquota minima si applicherà alle società con un fatturato superiore a 750 milioni di euro

Il secondo pilastro mira ad introdurre un’aliquota minima globale effettiva del 15 per cento sui profitti delle multinazionali con ricavi superiori ai 750 milioni di euro

Tassare le multinazionali

L’OCSE prosegue i lavori volti definire la disciplina fiscale per affrontare le sfide della digitalizzazione dell’economia. 

A tal riguardo, l’organizzazione internazionale di stanza a Parigi ha recentemente pubblicato una bozza dell’accordo che permetterà di ripartire in modo equo tra i diversi Stati gli introiti fiscali provenienti dalle multinazionali che operano attraverso il web.

Più in particolare, l’OCSE ha pubblicato il testo di una nuova convenzione multilaterale che aggiorna il quadro fiscale internazionale per coordinare la riassegnazione dei diritti di tassazione alle giurisdizioni e migliorare la certezza fiscale.

La ”convenzione multilaterale” del tutto accolta dalle principali economie è ancora in fase di negoziazione in alcuni Stati refrattari a detta politica, quali India, Brasile, Colombia.

L’obiettivo che si propone l’OCSE è di raggiungere la versione definitiva e la ratifica dell’accordo entro il 2023.

Il progetto sulla tassazione delle multinazionali che operano nel digitale si inscrive nel più ampio progetto BEPS (Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting), il cui intento consiste nel contrastare i fenomeni di evasione e gestire la ripartizione di gettito tra Stati alla luce del fatto che le imprese hanno sempre meno bisogno, per operare e fare profitto, di interpenetrate il territorio.

Nell’ambito del Primo Pilastro, si prevede che ogni anno le nuove politiche dell’OCSE potrebbero portare a un aumento del gettito fiscale globale annuo compreso tra 17 e 32 miliardi di dollari.

Il Secondo Pilastro, che applica alle multinazionali un’imposta minima globale del 15% sui profitti su ogni giurisdizione in cui esse operano, potrà portare ad un aumento del gettito globale fino a 200 miliardi di dollari.

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Come si applicherà l’imposta

La minimum tax si applicherà alle imprese che fanno parte di un gruppo multinazionale o nazionale con ricavi annui pari o superiori a 750 milioni di euro, risultanti nel bilancio consolidato della controllante capogruppo in almeno due dei quattro esercizi immediatamente precedenti a quello considerato.

L’impresa si considererà localizzata nel Paese dove è residente ai fini delle imposte sui redditi, sulla base del criterio di ubicazione della sede legale o della sede dell’amministrazione. Qualora l’impresa non dovesse risultare localizzata in nessun Paese, essa si considererà localizzata dove la stessa è stata costituita.

Se una impresa si considera localizzata in due Paesi tra i quali è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni sul reddito, la stessa si considera localizzata nel Paese in cui è considerata essere residente ai sensi di tale convenzione.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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