Quando il venditore valeva più del marchio di fabbrica

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C’è stato un tempo in cui il nome scritto sul quadrante degli orologi più lussuosi doveva essere – soprattutto – quello del negozio che lo vendeva. Una usanza curiosa, se si pensa ai giorni nostri, ma apprezzatissima dai veri collezionisti: era la testimonianza di una vita dinamica e lussuosa, dedita ai viaggi

Indice

WW Snippets test

Un viaggio tra orologi, rivenditori e quadranti personalizzati 

La personalizzazione di orologi d’epoca attraverso il nome del rivenditore sul quadrante, oggi apprezzato dettaglio collezionistico, ha origine molto più datata di quanto ci si possa aspettare.
Con eccezioni addirittura precedenti, la pratica risale agli inizi del secolo scorso, periodo in cui viaggiare per il mondo era enormemente più difficile, costoso e impegnativo a livello di tempo. 

Gli storici rivenditori locali avevano spesso maggiore notorietà degli stessi marchi che vendevano, e questo poteva capitare senza eccezione anche rispetto le maison di alta orologeria, che non erano ancora i brand internazionali che conosciamo adesso.
La personalizzazione dei quadranti con i nomi di queste famose boutique, interpretabile al giorno d’oggi come una sorta di embrionale co-branding, rappresentava infatti un beneficio comune: i marchi giovavano della solida reputazione e network dei riconosciuti rivenditori locali, mentre quest’ultimi potevano vantarsi di mettere il proprio nome su oggetti preziosi ed esclusivi, in molti casi realizzati in un paese, la Svizzera, geograficamente molto lontano. 

Questo è stato infatti il caso di una delle primissime di queste collaborazioni, quella tra Patek Philippe e il rivenditore brasiliano Gondolo & Labouriau, che per aggirare le restrizioni sul gioco d’azzardo in vigore tra gli anni 10 e 30, e contemporaneamente aumentare le proprie vendite, adottò addirittura un ingegnoso sistema a base di estrazioni tra i membri del neo-istituito club privato “Gondolo Gang”, desiderosi di acquistare orologi da tasca del marchio ginevrino.

Gondolo Gang

Collaborazioni di lusso

Patek Philippe è stata infatti la maison che prima di ogni altra ha seguito la strada di questo genere di partnership commerciale, come testimoniato dal rapporto con Tiffany & Co., che risale addirittura al 1851 ed è continuato ininterrottamente fino a oggi. 

Il viaggio tra queste collaborazioni non può che partire dalla Svizzera, con le personalizzazioni dedicate alla storica boutique Beyer di Zurigo, per poi passare ai pezzi dedicati a Gübelin di Lucerna.


Gu?belin



Rolex 3802 personalizzato per Verga – Finarte

L’Italia, da sempre nazione di elezione del collezionismo di orologi e vero e proprio taste-maker del settore, vanta un gran numero di rivenditori che hanno posto il loro nome su importanti segnatempo: da Milano con Gobbi e Verga a Torino con Astrua, da Roma con Hausmann e Cravanzola a Napoli con Trucchi. Arrivando a Londra potremmo aprire le porte di Asprey, storico gioielliere che mise il suo nome anche su orologi dedicati al Sultanato dell’Oman.


Rolex 3330 personalizzato per Cravanzola – Finarte



Patek Philippe 565 personalizzato per Asprey – Phillips

Prendendo un volo transoceanico si potrebbe arrivare fino in Sud America, dove l’abitudine di personalizzare i quadranti degli orologi venduti era un vezzo comune alle esuberanti boutique locali: da Montevideo con Freccero passeremmo a Buenos Aires con Ricciardi, spostandoci poi a Caracas dalla celebre Serpico Y Laino. Prendendo una nave verso Cuba ci troveremmo poi a l’Havana da Le Palais Royal e Joyeria Riviera.

Prendendo un volo transoceanico si potrebbe arrivare fino in Sud America, dove l’abitudine di personalizzare i quadranti degli orologi venduti era un vezzo comune alle esuberanti boutique locali: da Montevideo con Freccero passeremmo a Buenos Aires con Ricciardi, spostandoci poi a Caracas dalla celebre Serpico Y Laino. Prendendo una nave verso Cuba ci troveremmo poi a l’Havana da Le Palais Royal e Joyeria Riviera. 




Patek Philippe 1463 personalizzato per Serpico Y Laino – Phillips

Questo veloce itinerario ha messo luce su una pratica ormai sempre meno diffusa, con i marchi di orologeria, oggi veri e propri brand internazionali, che lasciano sempre meno spazio ai rivenditori locali, in virtù di una produzione sempre più standardizzata e della scelta di puntare in maniera decisa sul canale retail con boutique di proprietà.

Il viaggio è sempre più veloce, ma forse meno romantico.

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di Alessio Coccioli

WW Snippets test

Formatosi come studi nel campo del design e successivamente nel brand management, inizia la sua carriera lavorando in marchi internazionali come Prada e Tiffany&Co. Dopo pochi anni decide però di seguire la sua passione, gli orologi da collezione. Gestisce inizialmente le aste in Bolaffi, e dal 2020 passa in Finarte per sviluppare il dipartimento orologi, di cui è attualmente il responsabile. Estimatore soprattutto degli orologi vintage, tanto delle maison più importanti come di quelle più di nicchia.

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