Riforma dell’Irpef: cosa cambia?

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La legge delega per la riforma fiscale n. 111/2023 all’articolo 5 reca i principi e i criteri direttivi specifici per la revisione del sistema di imposizione sui redditi delle persone fisiche

Indice

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La norma, riducendo l’aliquota dello scaglione compreso tra 15.000 e 28.000 euro, determina una riduzione del carico fiscale per tutti i soggetti con redditi superiori a 15.000 euro

È stata pubblicata la relazione illustrative relativa alla riforma dell’Irpef contenuta nella Delega al Governo per la riforma fiscale.

Perché riformare l’Irpef?

La riforma è finalizzata a realizzare la revisione del sistema di imposizione del reddito delle persone fisiche nonché la graduale riduzione della relativa imposta in base a principi e criteri direttivi specifici volti a:

  • garantire il rispetto del principio di progressività nella prospettiva del cambiamento del sistema verso un’unica aliquota d’imposta, attraverso il riordino delle deduzioni dalla base imponibile, degli scaglioni di reddito, delle aliquote di imposta e delle detrazioni dall’imposta lorda
  • conseguire il graduale perseguimento dell’equità orizzontale prevedendo, nell’ambito dell’Irpef la progressiva applicazione della stessa no tax area e dello stesso onere fiscale per tutte le tipologie di reddito prodotto, privilegiando tale equiparazione innanzitutto tra i redditi di lavoro dipendente e i redditi di pensione.

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Cosa cambia davvero?

La riduzione a tre degli scaglioni di reddito e delle corrispondenti aliquote progressive di tassazione del reddito delle persone fisiche, seguirà questo meccanismo:

  • 23 per cento per i redditi fino a 28.000 euro
  • 35 per cento per i redditi superiori a 28.000 euro e fino a 50.000 euro
  • 43 per cento per i redditi che superano 50.000 euro. 

Inoltre, si amplia fino a 8.500 euro la soglia di no tax area prevista per i redditi di lavoro dipendente che viene parificata a quella già vigente a favore dei pensionati.

Come evidenziato nella relazione tecnica del documento relativo alla riforma dell’Irpef, l’effetto combinato della riduzione dell’aliquota e dell’innalzamento della no tax area per i lavoratori dipendenti stimato per tali modifiche, relativamente all’Irpef e alle addizionali locali, è complessivamente di circa -4.594,1 milioni di euro (di cui -4.554,9 milioni di euro di Irpef e -28,4 e -10,8 rispettivamente di addizionale regionale e comunale). L’effetto complessivo dell’intervento in materia di detrazioni risulta pari a 243,5 milioni di euro (di cui 243,3 milioni di euro di Irpef e 0,1 e 0,1 rispettivamente di addizionale regionale e comunale).

Revisione della disciplina delle detrazioni fiscali

Per l’anno 2024, è prevista la riduzione fino a 260 euro della detrazione complessivamente spettante in relazione a taluni oneri sostenuti dai contribuenti che possiedono un reddito complessivo superiore a 50.000 euro.

Viene dunque introdotta per il 2024, per i soli soggetti con reddito complessivo al netto maggiore di 50 mila euro, una riduzione di 260 euro applicata al totale delle detrazioni per spese per oneri ad aliquota del 19%, del 26% per Erogazioni liberali ad ONLUS e ai partiti politici, del 30%  per Erogazioni liberali in denaro o natura a favore delle ONLUS e APS, del 35% per Erogazioni liberali in denaro o natura a favore delle organizzazioni di volontariato, del 90% per i Premi per rischio eventi calamitosi.

Incentivare le imprese ad assumere

Al fine di incentivare le imprese ad investire in nuova forza lavoro, viene introdotta, per il 2024, per i titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni, una maggiorazione del 20% della deduzione relativa al costo del lavoro incrementale derivante da assunzioni di dipendenti a tempo indeterminato. 

In particolare, è agevolabile l’incremento occupazionale rispetto all’anno antecedente quello di applicazione del nuovo regime (dunque il 2023). 

Inoltre, per favorire l’assunzione di particolari categorie di soggetti, il costo riferibile a ciascun nuovo assunto è moltiplicato per un coefficiente di maggiorazione laddove questo rientri in una delle categorie di lavoratori meritevoli di maggiore tutela. Tale coefficiente è stato assunto nelle stime nella misura massima prevista, pari al 10% del costo del lavoro complessivo riferibile a dette categorie.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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