Arte e luogo di ispirazione, una relazione da tutelare?

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Il cosiddetto interesse relazionale è uno degli elementi che – a volte con eccessivo zelo – fanno emettere la temuta notifica per i beni da collezione. Di cosa si tratta?

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La legge italiana prevede che un’opera d’arte possa essere dichiarata di interesse culturale non solo per il pregio artistico, ma anche “a causa del suo riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte, della scienza, della tecnica, dell’industria e della cultura in genere ovvero quale testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive e religiose” (art. 10, comma 3, lettera d) del Codice dei beni culturali). È l’interesse “relazionale”: l’oggetto importa anche in relazione a un fatto estrinseco, storicamente rilevante. Esempio può essere la Renault 4 dove fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro. O la maglietta indossata da un capocannoniere. In campo artistico, sono state da poco pubblicate due sentenze, pubblicate il 6 settembre 2023 (2060/2023 e 2061/2023), con cui il TAR Lombardia ha annullato due provvedimenti di tutela della Soprintendenza di Milano, con i quali erano state notificate due opere ritenute importanti, la prima in relazione a un supposto rapporto di amicizia tra l’artista (Leonor Fini) e la diva teatrale Valentina Cortese; la seconda, in relazione a un luogo dove l’artista (Renato Guttuso) trascorreva le sue vacanze. Come si può definire il perimetro dell’interesse relazionale?

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Giuseppe Calabi: l’influsso della “relazione” sulle opere che hanno meno di 50 anni 

Il giudice amministrativo è intervenuto su un tema particolarmente delicato: quello della tutela di opere d’arte realizzate da meno di 70 anni (un quadro di Leonor Fini, L’amitié, 1958) e da meno di 50 anni (un’opera di Renato Guttuso, Passeggiata in giardino a Velate, 1983 – foto apertura, ndr). Come è noto, normalmente, la tutela viene esercitata su opere che abbiano oltre 70 anni, se l’artista è defunto. In via del tutto residuale, è consentita la tutela per le opere di artisti non più viventi che abbiano tra 50 e 70 anni, ma solo qualora rivestano un interesse “eccezionale per l’integrità e la completezza del patrimonio culturale della Nazione”. 

Sotto i 50 anni ed anche in relazione agli artisti viventi, un’opera può essere “notificata” solo in presenza di un interesse “relazionale”.
Nel primo caso il Ministero aveva avviato un procedimento di notifica poco prima dell’asta alla quale il Trust Valentina Cortese, proprietario dell’opera, l’aveva offerta in vendita con scopo di beneficenza. Malgrado l’avvio del procedimento di notifica, l’opera era stata acquistata da una galleria californiana, che ha poi contestato vittoriosamente davanti al TAR la legittimità del vincolo. Nel secondo caso, la vedova di un collezionista di Varese aveva presentato una autocertificazione all’ufficio esportazione di Milano, il quale, in un primo momento, nulla aveva obiettato riconsegnando il documento vidimato alla proprietaria, la quale aveva poi spedito l’opera in Austria per venderla. 

Tuttavia, prima dell’asta, il ministero cambia idea, intimando alla proprietaria di restituire l’autocertificazione, ritirare l’opera dall’asta e rimpatriarla. Secondo il ministero, l’opera presentava un interesse importante in relazione al luogo rappresentato nel quadro, il giardino di Velate, dove Guttuso era solito trascorrere lunghi periodi, e, pertanto, il rilascio dell’autocertificazione vidimata era avvenuto per errore e doveva essere ritirato.

La giurisprudenza ammette la notifica per interesse “relazionale”, ma solo se l’ufficio è in grado di dimostrare fatti specifici in relazione ai quali una determinata opera presenti interesse. 

Sharon Hecker 

Nei due casi in esame, la motivazione dei provvedimenti di tutela è stata ritenuta insufficiente: l’ufficio non ha dimostrato quali fossero i fatti specifici, limitandosi a generici riferimenti. Per una storica dell’arte, ricostruire e determinare l’importanza del rapporto di un artista o di un’opera d’arte con una persona o un luogo richiede un lavoro investigativo meticoloso. Nelle delicate decisioni sul patrimonio culturale, tali ricerche necessitano di una metodologia condivisa, basata su prove e standard per la due diligence. Se i processi legali possono richiedere una prova fattuale dell’interesse relazionale, il ruolo dello storico dell’arte nel determinarlo è soggetto a limitazioni. Una due diligence etica richiede l’ammissione di limiti.
In alcuni casi, l’importanza relazionale tra l’opera e il proprietario è chiara, come l’Autoritratto di Beckmann che egli regalò alla moglie. 

Può basarsi sulla persona rappresentata nell’immagine, come nel ritratto che Picasso fece al suo mercante Kahnweiler. Un’opera può acquisire importanza relazionale a prescindere dell’artista, anche dopo la sua morte: si pensi a L’origine del mondo di Courbet, a un certo punto di proprietà dello psicanalista Jacques Lacan.
Ma in altri casi, gli storici dell’arte non possono determinare l’importanza relazionale di un’opera: basti pensare ai ritratti rinascimentali la cui paternità è incerta, o che raffigurano soggetti non identificati. L’attribuzione del Ritratto di Musico a Leonardo non è sicura. Si è pensato che il soggetto raffigurato fosse Ludovico Sforza, poi Franchinus Gaffurius, Atalante Migliorotti, Josquin des Prez o Gaspar van Weerbeke, e non ci sono documenti sulla commissione. 

Il Ritratto di dama, già attribuito a Leonardo e ora a de Predis o Boltraffio, era considerato un ritratto di Beatrice d’Este; ora non più.
Dare certezze laddove non esistono può essere rischioso. I falsari spesso rimpinguano le provenienze. Un museo ha allestito una mostra su Basquiat sulla base di una presunta importanza relazionale, la loro realizzazione nel “garage di Gagosian”. Nonostante la relazione tra artista e gallerista, non era provabile che le opere fossero state realizzate lì: si è scoperto che erano false. 

Stabilire la relazione con paesaggi come quello del quadro di Guttuso può essere altrettanto complesso. Esempi di interesse relazionale chiaro possono essere basati su fatti, da Vermeer che rappresenta la sua città natale Delft ai dipinti di Delacroix del Marocco. Ma uno storico dell’arte non potrebbe fornire connessioni storiche fattuali per un paesaggio onirico di De Chirico o surrealista di Dalì, o un paesaggio astratto senza titolo di De Kooning… Questi mondi interiori ed elaborazioni creative potrebbero non avere alcuna connessione con la realtà.


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di Sharon Hecker

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Storica dell’arte e curatrice americana (laurea alla Yale University, dottorato alla UC Berkeley), esperta di arte italiana moderna e contemporanea. Ha collaborato con musei come la Peggy Guggenheim Collection. Ideatrice di The Hecker Standard fornisce consulenze su due diligence a collezionisti, studi legali, wealth manager e family office. Membro dell’Advisory Board, International Catalogue Raisonné Association (ICRA), Vetting Committee TEFAF NY (Committee Chair) e Maastricht, e coordina l’Expert Witness Pool della Court of Arbitration for Art (CAfA).

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