Solaris, il sipario di Anselm Kiefer alla Wiener Staatsoper

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Dall’inizio di novembre alla fine del prossimo giugno, il sipario della Wiener Staatsoper si trasforma nell’opera di arte contemporanea Solaris firmata Anselm Kiefer. Per il ventiseiesimo anno consecutivo, la Vienna State Opera ospita il progetto espositivo Safety Courtain pensato da museum in progress, trasformando gli spazi pubblici in musei a cielo aperto

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Dall’inizio di novembre alla fine del prossimo giugno, il sipario della Wiener Staatsoper si trasforma nell’opera di arte contemporanea Solaris firmata Anselm Kiefer. Per il ventiseiesimo anno consecutivo, la Vienna State Opera ospita infatti il progetto espositivo Safety Courtain, pensato da museum in progress, associazione d’arte privata fondata nel 1990 con lo scopo di trasformare i media (come giornali, magazine e programmi televisivi) e gli spazi pubblici (quali le facciate degli edifici cittadini) in musei a cielo aperto (sulla base dell’extended definition of art di Joseph Beuys). 

La Wiener Staatoper e i sipari realizzati dai grandi artisti

Dopo i tanti sipari realizzati (dal 1998) da artisti del calibro di John Baldessari, Tacita Dean, David Hockney, Jeff Koons, Giulio Paolini, Kara Walker, Franz West e Carrie Mae Weems, la giuria composta dai curatori Daniel Birnbaum, Bice Curiger e Hans-Ulrich Obrist ha scelto quest’anno l’artista tedesco per arricchire gli spazi del teatro con una nuova installazione. L’opera Solaris è ispirata all’omonimo romanzo futuristico dello scrittore polacco Stanis?aw Lem, che descrive la vita dell’unico abitante di un pianeta distante milioni di anni luce dalla terra. Le condizioni atmosferiche di Solaris lo rendono un luogo inameno: il pianeta è ricoperto da un oceano dalla consistenza gelatinosa in continuo mutamento. L’oceano stesso sembra un essere senziente, ma tutti i possibili tentativi di studio a riguardo sono andati falliti. Una cortina di ferro separa Solaris dal resto dell’universo, così come il sipario di Kiefer separa la realtà degli spettatori dall’opera che sta per essere messa in scena. 

L’interno della Wiener Staatsoper e il sipario di Anselm Kiefer

Il ferro come materiale sacro e profano

Ed è proprio il ferro l’elemento che intriga l’artista. Da sempre identificato con le idee di durabilità, malleabilità (il ferro può essere combinato con più di 80 elementi) ed indistruttibilità, questo metallo è stato in passato associato ad una provenienza divina. Prima dell’avvento dell’industria mineraria, il ferro veniva infatti ricavato dai meteoriti e ritenuto particolarmente sacro (si pensi al pugnale di ferro trovato nel sarcofago del faraone Tutankhamon). In ambito teatrale il ferro è sempre stato utilizzato a scopo ignifugo per realizzare le tende del sipario, in modo da evitare l’eventuale diffondersi delle fiamme in ambienti principalmente realizzati in legno. 

L’ingresso della Wiener Staatsoper

Il sipario di Anselm Kiefer

L’opera di Kiefer – che non è nuovo ad interventi in luoghi pubblici, essendo i suoi dipinti già stati ospitati lo scorso anno nelle storiche sale di Palazzo Ducale a Venezia – è ben rappresentativa del suo stile materico e si inserisce facilmente nella cornice neorinascimentale della Wiener Staatsoper (inaugurata nel 1869). Il sipario di 176 metri, realizzato anche in collaborazione con la Bundestheater-Holding e la galleria Thaddaeus Ropac (nata in Austria), è stato creato mediante un processo innovativo. L’immagine è stata prima disegnata, poi stampata su reti di plastica e attaccata al sipario con delle calamite. Il risultato (nonostante manchi la tridimensionalità tipica delle opere dell’artista) trasforma tutte le sere la Vienna State Opera in una galleria immersiva che unisce lo spettatore alle arti performative rappresentate in scena

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Tutte le foto sono di Alice Trioschi. 


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di Alice Trioschi

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Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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