Le Pergole Torte, un grande sangiovese in purezza

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Le Pergole Torte della cantina Montevertine è ormai un vino di culto. Inconfondibile grazie alla sua etichetta dal volto femminile che muta di annata in annata, è rimasto fedele alle sue origini. Da acquistarsi subito nell’anno di produzione, a pena di un’impennata del prezzo

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È un grande rosso da sole uve sangiovese, diventato uno dei più ricercati vini toscani: Le Pergole Torte della cantina Montevertine. Un vino di culto ormai, riconoscibilissimo per la sua inconfondibile etichetta che ha come soggetto un volto femminile diverso per ogni annata. Fu prodotto per la prima volta nel 1977 da Sergio Manetti, un ex industriale siderurgico di Poggibonsi, il quale iniziò a produrre vino, con l’idea di farlo per gli amici, alla fine degli anni ‘60 nella sua nuova tenuta di campagna in quel di Montevertine, piccolo agglomerato medioevale, nel comprensorio di Radda in Chianti. 

Sergio si avvale della consulenza di un concittadino, Giulio Gambelli, grande conoscitore ed estimatore del sangiovese, una voce fuori dal coro nel panorama enologico del tempo. I primi anni furono di sperimentazione, e già dal 1973 il Chianti Classico Montevertine viene esportato anche in USA. In quegli anni vengono eliminate dal blend le uve bianche, e già alla fine degli anni ’70 il nome di Montevertine inizia a comparire su tutte le riviste specializzate come uno dei migliori esempi di Chianti Classico. 

E nel 1977 nasce “Le Pergole Torte”, il primo sangiovese vinificato in purezza mai prodotto nella zona. Anche altri avevano provato qualcosa di simile, come il Vigorello della cantina San Felice nel ’68 e il Sangioveto della cantina Monsanto nel ’74. Un sangiovese in purezza allora era un vino innovativo, quasi rivoluzionario, un vino che andava oltre la tradizione chiantigiana che non era mai stata per il monovitigno, tanto che il vino di Manetti agli inizi degli anni ’80 venne bocciato dal consorzio del Chianti Classico, in quanto non rispettava i parametri di produzione dal momento che non comprendeva anche le altre uve previste nel disciplinare dell’epoca. 

Dal 1977 fino al 1981 Le Pergole Torte veniva confezionato con un’etichetta tradizionale, ma dal 1982, a seguito dell’incontro di Sergio Manetti con il famoso artista emiliano Alberto Manfredi, l’etichetta cambia e riporta un viso di donna contornato da alcuni bicchieri, nell’inconfondibile stile del pittore reggiano. Fino al 1987 incluso, solo 3 bottiglie di una cassa da 12 si fregiavano di questa etichetta “artistica”, ma forse anche a causa dell’enorme successo di pubblico, con il 1988 Sergio decise di apporre l’etichetta dell’amico Alberto su tutte le bottiglie fino a quella del 1998, l’ultima creata da Alberto Manfredi prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2001, pochi mesi dopo quella di Sergio Manetti. 

Grazie al vasto archivio di opere in mano alla famiglia Manfredi e quelle presenti in casa Manetti, gli eredi in nome dell’amicizia legava i due hanno concordato di continuare a porre su ogni nuova annata del vino un’opera del maestro. Dopo la scomparsa di Sergio la cantina Montevertine è condotta da Martino, suo figlio, che tra i tanti meriti, oltre alle indubbie capacità manageriali, vanta quello di essere rimasto un fedele continuatore della filosofia paterna, continuando a produrre vini straordinari con la stessa metodologia: fermentazione alcolica e malolattica in vasche di cemento, invecchiamento in barriques di Allier di tostatura media nel primo anno e in botti di rovere di Slavonia nel secondo; nessuna filtrazione né chiarifica, imbottigliamento per caduta e riposo in bottiglia per sei mesi prima dell’uscita sul mercato. 

Oggi la cantina conta 18 ettari vitati coltivati in regime biologico e oltre al celebre Le Pergole Torte produce il Pian del Ciampolo da uve sangiovese, colorino e canaiolo affinato in botte di rovere di Slavonia per circa 12 mesi e il Montevertine, da uve sangiovese, colorino e canaiolo affinato in botte di rovere di Slavonia per circa 24 mesi, entrambi a denominazione Toscana Rosso IGT. Le pergole Torte è un vino molto ricercato e longevo che se non viene acquistato all’uscita aumenta immediatamente di prezzo. Le annate 2017, 2018 e 2019 si trovano oggi a prezzi tra i 220 e 240 euro. Per il 2015 e il 2016 siamo introno ai 300 euro.  

Ecco le mie note di degustazione di una bottiglia dell’annata 2018, bevuta alcuni mesi fa. Il vino si presenta nel bicchiere con un colore rubino intenso con riflessi granati. Ha un naso complesso e accattivante, in cui alle note di piccoli frutti rossi e di violetta si uniscono cuoio, tabacco e accenni di affumicatura. In bocca il vino è scorrevole dotato di un tannino dolce e vellutato ben controbilanciato da una fresca acidità e una nota sapida che allunga il sorso. È un vino elegante, di eccellente beva e dal finale persistente. Un gran bere!


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di Orazio Vagnozzi

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Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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