Criptovalute: chi è stata la migliore del 2021?

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La corsa alla criptovalute del 2021 ha portato i prezzi delle valute digitali a nuovi massimi storici. I rendimenti sono da urlo e a quattro cifre. Resiste la vecchia guardia

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VisualCapitalist, sito di informazione economico-finanziaria, ha fatto il punto sulle performance borsistiche delle criptovalute nel 2021

Il Bitcoin, che è ancora per distanza, la maggiore criptovaluta per capitalizzazione ha reso quasi il 60%: quasi il doppio del ‘S&P 500, ma molto meno di altre valute digitali

Il 2021 è stato a tutti gli effetti l’anno del boom e della maturazione del mercato delle criptovalute, arrivato, prima della correzione delle ultime settimane, a una capitalizzazione complessiva pari a 3 mila miliardi di dollari, in espansione del 187,5%. Il bitcoin, che delle criptovalute è stata l’antisegnana, ha restituito un rispettabile 59,8%, nonostante i sali e scendi di prezzo che l’hanno accompagnato per tutto l’anno. Se da una parte ancora nessuna altra valuta digitale l’ha detronizzata, dall’altra le aspiranti al trono sono sempre di più.

Rendimenti stellari

I rendimenti generati da alcune criptovalute durante il 2021 sono infatti stellari e lontani anni luce da quanto restituito dal bitcoin. Ai primi posti della classifica si posizionano alcune piattaforme fornitrici di smart contract, come Solana, Avalanche e Fantom, la quali hanno registrato rendimenti percentuali a 4-5 cifre (rispettivamente del 11.178%, 3.335%, 13.207%). Premiati i loro ecosistemi finanziari decentralizzati, votati ai non-fungible token. Il boom di popolarità degli Nft ha giovato anche ad Ethereum, blockchain che ne domina il mercato. Il prezzo della seconda criptovaluta per capitalizzazione dopo Bitcoin è aumentato del 399% nell’arco di soli dodici mesi. Tuttavia, come le gas fee sono aumentati, molti investitori sono migrati verso altre piattaforme, che il che potrebbe essere un freno per il prosieguo della corsa borsistica. Altri progetti più vecchi come Stellar Lumens (109%) e Ripple (278%) hanno fornito rendimenti a tre cifre, con Cardano (621%) che è stato il miglior performer della vecchia guardia.

criptovalute

Il Bitcoin non è stata l’unica criptovaluta che non è riuscita a raggiungere rendimenti a tre cifre nel 2021. Anche Litecoin e Bitcoin Cash hanno fornito magri rendimenti percentuali a due cifre, poiché le criptovalute incentrate sui pagamenti sono state ampiamente ignorate per progetti smart contract.

Nessuna come Shiba

Mentre molte nuove criptovalute con funzionalità e casi d’uso unici sono state premiate con rendimenti incredibili, e quelle più datate resistevano all’avvento delle nuove matricole sovraperformando i mercati azionari, sulla scia delle meme-stock, le cripto ispirate ai meme si prendevano la scena. Il Dogecoin, che dopo l’investitura da parte di Elon Musk ha visto nascere molte altre emulazioni, è stata tra le grandi protagoniste dell’anno, apprezzandosi di circa il 3500%. La sua sorella minore Shiba Inu, il cui vessillo al pari di Dogecoin è un meme canino, è andata invece letteralmente in orbita. Sulle ali dell’euforia il prezzo di Shiba è cresciuto di una percentuale che sfida le leggi matematiche, ovvero di 19,85 milioni di punti percentuali.

Gamificare le criptovalute

L’intersezione tra cripto, videogame e metaverso è diventata più di una chimera nelle ultime settimane. Axie Infinity è stato il primo gioco cripto nativo a stabilire con successo una struttura play-to-earn che combina il suo token nativo e gli Nft. Altri progetti di criptogioco come Defi Kingdoms, che ha già una valutazione da un miliardo di dollari, ne sta seguendo i passi. Insieme alla gamification, un altro trend del 2022 sarà certamente il metaverso, spazio virtuale che sarà sempre più abitale. Il cambio di nome di Facebook in Meta ha portato i due importanti progetti di metaverso The Sandbox e Decentraland a salire di un altro centinaio di punti percentuali per finire l’anno rispettivamente al 16.261% e al 4.104% di rendimento.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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