Arte e blockchain, le proposte innovative dei notai

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Tokenizzazione dell’Art bonus, bollino notarile per l’autenticità delle opere d’arte, digitalizzazione dei beni culturali e riduzione dell’Iva sulle vendite sono le proposte avanzate dai notai per migliorare il mercato in Italia. Soluzioni innovative che sfruttano le ultime tecnologie disponibili per risolvere i temi più complessi del sistema dell’arte

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I notai in occasione di alcuni recenti eventi promossi dalla categoria hanno pubblicamente presentato le loro proposte per migliorare il sistema dell’arte e dei beni culturali in Italia. Si tratta di soluzioni innovative che si basano sugli strumenti digitali oggi disponibili, come il frazionamento digitale (tokenizzazione), il registro digitale unico condiviso (blockchain) e evidenze biometriche. Iniziative apprezzabili la cui efficacia merita approfondimento. 

Ad esempio, è più che condivisibile la richiesta di riduzione dell’Iva sulle vendite di opere d’arte e quella di cedibilità del credito di imposta derivante dall’Art bonus. Sul tema della certificazione di autenticità sembrano invece permanere, nonostante la blockchain, le difficoltà con riferimento alle opere degli artisti non più viventi e al ruolo spesso controverso di archivi e fondazioni per la corretta attribuzione dell’opera. La digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, o meglio quella totale delle opere nei musei pubblici, dovrebbe essere oggi un atto dovuto. Ecco gli aspetti principali delle soluzioni proposte dal notariato.

Notariato digitale – Art bonus 

La proposta riguarda il potenziamento dell’Art Bonus ossia della misura fiscale che riconosce un credito di imposta per le erogazioni liberali a favore di progetti legati ai beni culturali e dello spettacolo. La proposta avanzata dal notariato prevede la creazione di un registro digitale delle iniziative di intervento in favore del patrimonio culturale ed artistico italiano (musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali) attraverso la tokenizzazione del credito fiscale conseguente alle erogazioni liberali, a supporto ed implementazione di quello esistente. In tal modo il credito di imposta potrebbe essere ceduto sia a banche sia ad altri soggetti privati avendo la possibilità di mantenere un tracciamento dell’effettivo titolare del credito. La cessione del credito potrebbe risultare utile per i mecenati stranieri che in mancanza di redditi da tassare in Italia non avrebbero alcuna possibilità di beneficiare del credito d’imposta.

Autenticità delle opere d’arte

La problematica forse più complessa che riguarda il mercato dell’arte è come garantire l’autenticità delle opere in circolazione. Il problema dell’autenticità di un’opera d’arte (e della relativa certificazione), sottolineano i notai, è una questione fondamentale nell’ambito del mercato dell’arte in quanto incide in maniera significativa sulla valutazione della stessa sia dal punto di vista artistico sia da un punto di vista economico. Il notariato si propone quindi di creare un registro volontario delle opere d’arte che raccolga dati “anagrafici” ed evidenze biometriche dell’opera stessa e che produca una certificazione delle caratteristiche dell’opera e della relazione biunivoca con il suo autore, anche in collaborazione con gli archivi e le fondazioni per gli artisti non più viventi. Il tracciamento dei passaggi di proprietà verrebbe effettuato mediante le registrazioni sulla blockchain con certezza della titolarità.

La digitalizzazione del patrimonio artistico pubblico

Il notariato propone di utilizzare un sistema di acquisizione dell’immagine, della documentazione e dei dati a supporto della autenticità dell’opera d’arte, per la digitalizzazione del patrimonio artistico pubblico e la creazione di un inventario certificato delle opere. Tale approccio si lega al tema dell’identità digitale delle opere d’arte e inizia a disegnare un sistema di certificazione dell’identità digitale dei beni culturali. La digitalizzazione del patrimonio artistico, si legge nella proposta, avrebbe quale ulteriore beneficio quello della messa a reddito dello Stato di immagini per le quali oggi non c’è tutela. 

La riduzione dell’IVA 

In Italia la vendita di opere d’arte da parte delle gallerie è soggetta all’Iva ordinaria del 22%. Si tratta della quota massima applicata in Europa. Una rimodulazione dell’aliquota al 10% comporterebbe vantaggi per tutta la filiera dell’arte sottolineano i notai: artisti e creativi, intermediari, agenzie, editori e gallerie. Ne beneficerebbero anche i privati come anche i galleristi e i musei.


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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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