La scalata di Georgia O’Keeffe al mercato dell’arte

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Come tante, come troppe, era un’artista sottovalutata. Seppellita dai Pollock, dai Rauschenberg, dalle artistar uomini del XX secolo. Poi, il mercato ha capito. E il palcoscenico dell’asta Allen ha sancito un’incoronazione

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Ci sono artiste il cui valore viene riconosciuto subito dalla critica, ma non dal mercato. O almeno, non del tutto. Una di queste è Georgia O’Keeffe (1887-1986), a lungo riconosciuta come figura pionieristica dell’arte figurativa del Novecento, ma le cui quotazioni per molto tempo hanno stentato a decollare. È infatti solo nell’ultimo decennio che gli scambi delle opere d’arte di questa artista sono incrementati di valore. L’ultimo suggello è avvenuto con i risultati ottenuti dalla sfavillante asta dedicata alla collezione di Paul Allen, la raccolta privata di arte più costosa della storia (1,62 miliardi di dollari l’incasso finale).

Durante le aste dedicate al cofondatore di Microsoft, le opere dell’artista nata nello stesso anno di Marcel Duchamp e Marc Chagall, hanno quintuplicato, quadruplicato e triplicato la loro stima iniziale. White Rose with Larkspur No. I partiva da una valutazione di 6.000.000 – 8.000.000 di dollari; ha poi incassato 26.725.000. 


Georgia O’Keeffee, White Rose with Larkspur No. I

Red Hills with Pedernal, White Clouds ha invece cambiato proprietario per 12.298.000, da una previsione bassa di 4 milioni di dollari. Da questa stessa valutazione partiva Autumn Leef II, che alla fine ha raggiunto i 15.275.000 di dollari.

Red Hills with Pedernal, White Clouds



Georgia O’Keeffe, Autumn Leef II

 

All’indomani della sua scomparsa, il mercato della O’Keeffe ha vissuto un lungo periodo di staticità. È stato solo nel 2014 i prezzi hanno registrato un surriscaldamento. In quell’anno, il suo dipinto Jimson weed/White flower no. 1, 1932, partito dalla non irrisoria stima di 15 milioni di dollari, è stato poi venduto a 44,4 milioni di dollari ad Alice Walton, ereditiera di Walmart e fondatrice del Crystal Bridges Museum dell’Arkansas. Prima di allora, il record per un’opera della O’Keeffe era stato di 6 milioni di dollari, nel 2001. 


L’andamento del mercato per la O’Keeffe dal 1999 al 27 settembre 2022 (si escluse dunque la sensazionale vendite dedicata alla collezione di Paul Allen). Fonte Artnet

Il secondo pezzo più caro di sempre (a oggi) della O’Keeffe, Street, 1926, è stato aggiudicato in asta pubblica per 13,3 milioni da Sotheby’s New York nel 2018. Sembra inoltre che il mercato delle vendite private (private sales) sia più incandescente. In particolare, l’O’Keeffe Museum di Santa Fe ha acquistato Ritz Tower, 1928, in una transazione privata per un prezzo che si dice essere superiore di 20 volte agli 1,2 milioni di dollari di Christie’s nel 1992.

A cosa si deve questa rivalutazione robusta? Il trend di mercato – perfettamente definito – in cui si inserisce la O’Keeffe è quello del generale rafforzamento delle quotazioni delle artiste donne. Per quanto riguarda la moglie di Alfred Stieglitz (i due furono sposati dal 1924 alla morte di lui, nel 1946) le case d’asta ne stanno aumentando l’esposizione nelle aste serali con una sapiente politica di marketing, sospingendone ulteriormente le quotazioni. Desideri dei collezionisti e politiche commerciali delle case d’asta si autoalimentano.

Se in un primo momento l’artista era stata riscoperta solo dai connazionali a stelle e strisce, negli ultimi anni sta godendo di un crescente successo anche altrove, soprattutto nei nuovi mercati dell’Asia.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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