Hotel, bar, studi legali: chi accetta le criptovalute in Italia

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Coinmap individua chi accetta i bitcoin come metodo di pagamento in Italia. Mentre negli Usa sempre più esercenti abbracciano la rivoluzione stablecoin

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In Italia sono circa 1.000 coloro che accettano i bitcoin come metodo di pagamento, principalmente localizzati a Milano e Roma

L’83% delle aziende statunitensi attribuisce una priorità “alta” o “molto alta” all’abilitazione dei pagamenti in stablecoin

Pagare con le criptovalute? Anche in Italia si può. Stando a quanto risulta a Coinmap, sito che individua a livello globale coloro che accettano i bitcoin come metodo di pagamento, sono quasi 1.000 i cripto-esercenti del Belpaese. Principalmente localizzati a Milano e Roma, insieme a Firenze, Napoli, Palermo, Bologna e Torino tra le altre. Si parla di hotel, bar, ristoranti, gelaterie, compagnie di taxi ma anche studi legali.

Focalizzandoci sulla città di Milano si segnalano per esempio BLB Studio legale e Cislaghi Lessio Associati, che accettano il pagamento delle proprie prestazioni professionali tramite bitcoin. Ma la mappa elaborata da Coinmap restituisce anche professionisti come l’architetto Giancarlo Giusteschi o lo psicologo e psicoterapeuta Daniele Colombo, oltre alla Gelateria Artigianale Biologica KmO, Sticaus e As&C Studio Santos (studio specializzato nella traduzione e nella legalizzazione per la validità all’estero di atti giudiziari e documenti finanziari). Un’altra realtà in Italia è quella di itTaxi, network di tassisti che consente il pagamento delle corse tramite dispositivo mobile con PayPal, carta di credito o bitcoin. E poi Poke Sun-Rice, community sull’healthy food di Vicenza che nell’estate del 2022 è diventata la prima catena di poke della Penisola a consentire i cripto-pagamenti, come segnalato in una recente analisi di Forbes.

Un trend ormai consolidato anche dall’altra parte dell’Oceano. Un’indagine di Deloitte dal titolo Merchant getting ready for crypto, condotta tra il 3 e il 16 dicembre 2021 in collaborazione con PayPal su un campione di 2.000 dirigenti delle principali aziende di vendita al dettaglio statunitensi, ha rivelato come l’85% attribuisca una priorità “alta” o “molto alta” all’abilitazione dei pagamenti in criptovalute e circa l’83% dichiara lo stesso in riferimento alle stablecoin. Questo perché quasi il 64% degli intervistati rivela che i propri clienti mostrano un interesse significativo nei confronti dell’utilizzo delle valute digitali come metodo di pagamento e l’83% prevede che tale interesse aumenterà in modo altrettanto significativo entro la fine dell’anno. 

Tra l’altro, l’87% concorda sul fatto che le organizzazioni che accettano i cripto-pagamenti possano godere di un vantaggio competitivo sul mercato, dalla migliore esperienza d’acquisto (48%) all’incremento della base clienti (46%) al fatto che il proprio brand possa essere percepito come all’avanguardia (40%). Anche se non mancano una serie sfide da affrontare. Innanzitutto, l’89% degli intervistati cita l’integrazione con l’infrastruttura finanziaria esistente. Si chiude con il cambiamento del panorama normativo (37%) e l’instabilità del mercato delle valute digitali (36%). In tutto il mondo però, rivela Deloitte, 220 milioni di persone stanno utilizzando attualmente le criptovalute come metodo di pagamento, dai viaggi ai biglietti per le competizioni sportive ai servizi di telefonia. Sulla base di questo scenario oltre la metà dei grandi rivenditori (con un fatturato di 500 milioni di dollari o più) ha già investito più di un milione di dollari per abilitare i pagamenti in valuta digitale. Resta da catturare invece i piccoli imprenditori (con un fatturato inferiore ai 10 milioni di dollari): in questo caso, solo il 6% lo ha già fatto.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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