Fondi d’investimento: i grandi battono i piccoli

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Al crescere delle dimensione, cresce anche il rendimento netto. Ecco perchè i grandi fondi d’investimento battono (quasi) sempre i fondi più piccoli

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Morningstar ha pubblicato il report intitolato When Small Isn’t beautiful, da cui si evince come esista un legame tra la base patrimoniale di un fondo e la sua performance netta

La relazione è particolarmente forte per i fondi azionari. Vale in misura minore invece per i fondi a reddito fisso e i bilanciati

Più un fondo è grande, più rendimento genera. A rivelarlo è una ricerca di Morningstar, che ha evidenziato come esista per i fondi attivi europei un chiaro legame tra la dimensione di un fondo e il rendimento netto, corretto per il rischio, generato. Il motivo? I big riescono, forti delle maggiori masse in gestione, ad applicare commissioni sensibilmente più basse rispetto a quello che un investitore di un piccolo fondo deve pagare.

Grande batte piccolo 


“I patrimoni in gestione dei fondi variano notevolmente”, afferma Matias Möttölä, responsabile EMEA del team di Manager Research di Morningstar, nonché autore dell’analisi. “Mentre molti fondi aperti europei hanno solo pochi milioni di euro in asset, i fondi più grandi nel database di Morningstar gestiscono decine di miliardi di euro. Poiché la maggior parte dei fondi applica commissioni fisse, queste differenze di dimensioni si traducono in enormi dislivelli nei flussi di reddito. Con le entrate derivanti dalle commissioni, i fondi di grandi dimensioni possono mantenere finanziariamente un maggior numero di gestori di portafoglio, analisti e personale di supporto. Inoltre, i fondi più grandi consentono alle società di gestione di applicare commissioni più basse, a tutto vantaggio degli investitori”.


La sovraperformance dei grandi fondi interessa tutte e tre le classi di attività prese in esame dallo studio in tutti i periodi presi in considerazione: 2007-11, 2012-16 e 2017-22. Per i fondi a reddito fisso, il quadro è leggermente più eterogeneo rispetto agli altri, ma sempre fortemente direzionale, con una pendenza complessivamente positiva tra patrimonio gestito e rendimenti.

Questione di commissione


Nelle tre asset class considerate, la dimensione mediana dei fondi era di soli 76 milioni di euro e la media di 350 milioni alla fine di dicembre 2021. Un quarto dei fondi aveva un patrimonio inferiore a 20 milioni di euro alla stessa data. “Una tipica commissione di gestione dell’1% creerebbe un reddito lordo annuo di 200.000 euro per un fondo di questo tipo”, afferma l’autore dell’analisi. “Questo non è chiaramente sufficiente a coprire il costo dell’assunzione di un forte cast di gestori di portafoglio, analisti, commerciali, personale di back-office e simili, oltre al pagamento di dati e altri servizi di terze parti. Certo, si tratta di una visione semplicistica, poiché i singoli fondi di solito confluiscono in un’attività più ampia e le loro risorse non sono collegate a uno al flusso di cassa che generano per la società di gestione. Tuttavia, è tipico degli asset manager aggiungere risorse alle strategie man mano che queste crescono, e viceversa”.

Il ruolo chiave delle commissioni emerge anche dai dati rappresentativi dei costi al 31 dicembre 2021 (esclusi i costi di transazione). La mediana del quartile più piccolo dei fondi azionari era più costosa di 24 punti base rispetto ai fondi del quartile più grande della categoria, il che rappresenta un aumento significativo delle commissioni.


Dimensione dei fondi per paese 

La ricerca ha infine rilevato grandi differenze nelle dimensioni dei fondi tra i vari Paesi di domicilio. mentre il fondo mediano ha un patrimonio di appena 8,7 milioni di euro in Spagna, il tipico fondo attivo svedese aveva un patrimonio di 289 milioni di euro alla fine del 2021. Il Regno Unito, anch’esso sede di una forte cultura dell’investimento in fondi, è al secondo posto. Ma il quadro generale in Europa rimane quello di un gran numero di comparti che difficilmente sono economicamente sostenibili se presi da soli. 


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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