L’Amarone che ha reso grande l’Amarone

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A est di Verona, a Cellore d’Illasi, nasce uno dei nettari che ha contribuito a consolidare l’eccellenza enogastronomica italiana. Rarissimo da trovare, viene prodotto in sole 15.000 bottiglie

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È diventato un simbolo. Un’icona. L’Amarone “Monte Lodoletta” di Romano Dal Forno ha contribuito a rendere grande l’Amarone nel mondo oltre a rappresentare un’eccellenza di livello assoluto nel territorio. Era il 1983 quando Romano Dal Forno, classe 1957, produsse il suo primo Amarone. Siamo a Cellore d’Illasi, a est di Verona, nella parte orientale della denominazione Amarone Valpolicella, appena al di fuori dell’area cosiddetta “classica” dell’Amarone. E il percorso fino ad allora non era stato certo facile.

Proveniente da una famiglia che produceva uva da ben tre generazioni in un contesto in cui si era soliti consegnare gran parte del raccolto alla cooperativa locale e che quindi privilegiava il massimo sfruttamento possibile della vigna, Romano, visionario e perfezionista nell’animo, si rese subito conto che fare il vino come piaceva a lui sarebbe stata una impresa. Perché lui un modello ce l’aveva: Bepi Quintarelli, il suo mentore, incontrato qualche anno prima da cui aveva appreso la metodologia utilizzata nella coltivazione della vigna e la totale devozione alla ricerca della massima qualità, approccio che in quegli anni non era certo cosa scontata. Comincia con il riconvertire la vigna, puntando su bassissime rese e grande densità di impianto, un percorso che richiese fatica e pazienza.

Nel 1990 una prima svolta: il rinnovo completo della cantina e negli anni successivi un incremento degli ettari vitati di proprietà che passano entro il 2000 da 12 a circa 25. Attualmente, nei 34 ettari totali divisi tra 18 di proprietà e il resto in affitto, la densità oscilla tra gli 11.000 e i 12.800 ceppi per ettaro e si eseguono diradamenti mirati per ottenere 50/60 quintali per ettaro di resa finale. Romano è stato un innovatore non solo in vigna, ma anche nella gestione del complesso processo che porta alla produzione dell’Amarone. Studia e realizza un esclusivo sistema di ventilatori mobili che lavorano costantemente per mantenere l’aria in movimento, preservando sempre le condizioni ottimali per un lento e progressivo appassimento delle uve ed evitando l’insorgere di muffe. Le uve destinate al Valpolicella vengono infatti essiccate per circa un mese e mezzo mentre quelle destinate all’Amarone circa tre mesi. L’intero sistema gode di un controllo digitale che in base alle condizioni metereologiche esterne è in grado di aprire e chiudere le finestre del locale per ripristinare sempre le condizioni ottimali programmate. Anche in cantina molta tecnologia: sei vasche in acciaio per le fermentazioni, tutte dotate di un sistema di pistoni elettrici per le follature, oltre ai contenitori, sempre di acciaio, per i vari affinamenti e stoccaggi. Tutte le vasche sono dotate di una lucidatura di livello “farmaceutico”, per evitare la proliferazione di batteri e mantenere un ambiente asettico. Il vino non viene mai in contatto con l’ossigeno, grazie ad un ambiente sottovuoto realizzato con l’utilizzo dell’azoto. Insieme all’Amarone Monte Lodoletta, il vino di punta dell’azienda, vengono prodotti, tra gli altri, un eccellente Valpolicella e un grande Recioto.

Dal 2020 a condurre l’azienda c’è Marco, uno dei figli di Romano, che avendo fatto tesoro della profonda esperienza maturata da suo padre continua a produrre grandi vini.

L’Amarone Vigneto Monte di Lodoletta è composto da Corvina (60%), Rondinella (20%), Oseleta e Croatine entrambe al 10%. Dopo l’appassimento degli acini migliori che dura oltre tre mesi, la fermentazione dura una quindicina di giorni da fine dicembre a metà gennaio. Il vino viene quindi messo in barrique nuove dove grazie ad un leggero residuo zuccherino continua una lentissima attività fermentativa che dura circa 18 mesi. La sosta in barrique dura in totale 36 mesi. Solo a questo punto si procede all’assemblaggio delle varie botti, alla filtrazione seguita dall’imbottigliamento. Il vino rimane altri 24 mesi in bottiglia prima di essere rilasciato per la vendita. Ho avuto la fortuna di assaggiare tante annate (anche con Romano e Marco), e tra queste l’ultima uscita, la 2015. È un gran vino, figlio di un’annata che Marco definisce eccezionale. Il colore è quasi impenetrabile. Al naso trasmette complesse note aromatiche di mirtilli, amarene, polvere di caffè, mallo di noce, cioccolato e pepe nero che anticipano una bocca fatta di spessore, densità, avvolgenza e calore, in cui prevale una sensazione di frutta matura. È un vino di grande ampiezza, ma nello stesso tempo elegante e di grande verticalità, dai tannini levigati ben bilanciati da una fresca acidità. Il lungo finale regala un retrogusto di tabacco e tartufo. Avercene! Purtroppo viene prodotto in sole 15.000 bottiglie ed è uno dei vini più ricercati dagli appassionati del genere. Oggi il 2015 lo si può trovare intorno ai 350 euro.


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di Orazio Vagnozzi

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Direttore della sezione vini di Passione Gourmet e angel investor, Orazio, dopo oltre vent’anni come partner di una multinazionale della consulenza direzionale decide di dedicarsi al cibo ed al vino, le sue passioni. Autodidatta, degustatore professionista, ha frequentato dal 2002, quale membro del Grand Jury Européen, alcuni dei più noti esperti di vino del pianeta ed ha allestito negli anni una cantina che ospita 15.000 bottiglie. Effettua valutazioni di bottiglie pregiate e nel tempo libero ama condividere con gli amici i vini della sua cantina.

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