Nomadi digitali: in arrivo un permesso speciale

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La categoria dei nomadi digitali ricomprende imprenditori, freelance, lavoratori subordinati e tutti coloro che hanno la possibilità di lavorare da remoto

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Sono 25 i Paesi che hanno introdotto visti e permessi pensati per i nomadi digitali

Il più delle volte i nomadi digitali appartengono alla generazione dei c.d. millenials

Si fa un gran parlare nell’ultimo periodo, anche a causa
delle politiche di contrasto al Covid-19 che hanno incentivato la
digitalizzazione e il lavoro da remoto, di nomadi digitali.

Nomadi digitali: chi sono?

Quando ci si riferisce a questa figura si fa riferimento, in
linea generale, ad un soggetto professionista o freelance (il più delle volte
della generazione dei c.d. millenials – vale a dire i nati tra il 1981 e il
1996) che, sfruttando internet, attraverso il suo lavoro produce reddito
prescindendo dalla presenza fisica e dal luogo in cui lo stesso è localizzato. Si pensi a
coloro che lavorano su internet, come gli influencers o gli youtubers.

In buona sostanza, la categoria dei nomadi digitali ricomprende
imprenditori, freelance, lavoratori subordinati e tutti coloro che hanno la
possibilità di lavorare da remoto. Nomadi digitali sono coloro che, non
residenti nello stato in cui sono localizzati, svolgono attività lavorativa
altamente qualificata e attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici,
lavorano da remoto in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente
nel territorio dello Stato.

Permesso di soggiorno per i nomadi digitali: come funziona?

Il “nomadismo digitale” è cresciuto talmente tanto che molte
giurisdizioni, interessate ad attrarre queste nuove categorie di professionisti
e contribuenti, hanno cercato, nell’ultimo periodo, di dare cornice normativa al
fenomeno.

Ad oggi sono 25 i Paesi che hanno introdotto visti e
permessi pensati per i nomadi digitali
e, tra questi, anche l’Italia dovrebbe,
a partire da settembre, prevedere un “visa” speciale.

Si tratterebbe di un permesso di soggiorno della durata di
12 mesi da rilasciare a condizione che il richiedente dimostri di essere in
possesso di
, o di avere la disponibilità di attivare, un’assicurazione sanitaria;
nonché di rispettare la normativa fiscale e contributiva vigente in Italia.

Aspetti fiscali

I freelance o il professionista nomade digitale, va incontro
a possibili criticità con il fisco, legate al permanere degli obblighi fiscali
verso lo Stato di provenienza.

Il fisco italiano procede a controlli fiscali mirati alla
verifica della residenza fiscale degli italiani che si classificano come
contribuenti espatriati. Questi controlli, che avvengono anche sulla base di
scambi di informazioni tra Stati, sono volti a identificare i soggetti che si
trasferiscono solo fittiziamente per il mero scopo di conseguire vantaggi
fiscali altrimenti non raggiungibili.

Per questa ragione, per non andare incontro a criticità
legate alle verifiche sull’esterovestizione delle persone fisiche portate
avanti dall’Agenzia delle entrate, il professionista deve farsi supportare da
un consulente esperto, che indichi quando si configura un centro vitale di
interessi, quali sono i presupposti di fatto che consentono al fisco italiano
di considerare il contribuente ancora residente nel territorio dello Stato
(soprattutto se lo Stato estero verso cui ci si dirige è ritenuto un paradiso
fiscale) e in che modo è possibile sviluppare un’accurata pianificazione
fiscale, idonea a valorizzare gli interessi del contribuente e scongiurare
possibili problematiche con il fisco.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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