Valentina Cortese, la sua collezione in beneficenza

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La casa d’asta Il Ponte ha curato l’asta dei beni da collezione dell’attrice Valentina Cortese deceduta nel 2019. Realizzati 1,3 milioni di euro per arredi, oggetti d’arte e abiti d’alta moda appartenuti alla diva italiana molto amata anche negli Usa. Il ricavato è destinato a scopi benefici voluti dall’artista e attuati dal trust che ha amministrato i beni. La curatrice della collezione ci svela alcuni dettagli dei progetti

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L’asta che si è tenuta l’uno e il due marzo a Milano da Il Ponte con la collezione e gli oggetti personali dell’attrice Valentina Cortese, deceduta nel 2019, ha realizzato più di 1,3 milioni di euro. Tutti i lotti in catalogo sono stati venduti con prezzi anche decuplicati rispetto alle stime. Un successo di pubblico che nella seconda giornata ha portato il banditore ad una maratona di più di cinque ore di battitura ininterrotta rilancio dopo rilancio. L’evento è stato patrocinato anche dal Comune di Milano e dalla Camera Nazionale della moda di Milano.
L’aggiudicazione più alta è stata realizzata dall’olio su tela L’amitiè del 1958, realizzato dalla pittrice Leonor Fini, battuto per 250 mila euro (diritti d’asta inclusi), stima iniziale 6.000 – 7.000 euro.

Valentina Cortese, la sua collezione in beneficenza

Leonor Fini, L’amitiè, 1958

Le Retour des absents del 1965, altro dipinto della Fini realizzato per l’amica attrice, è stato aggiudicato a 237.500 euro (diritti inclusi) partendo da una stima di 3.500 – 4.000 euro. Tra i top lot anche la raffinatissima pendola a “lira” firmata Kinable battuta per 67.000 euro (diritti inclusi) partendo da una stima di 15.000 – 20.000 euro. Altri oggetti d’arredo, foulard, fotografie, abiti d’alta moda, cristalli e argenti tra i lotti presenti in catalogo e tutti aggiudicati al miglior offerente. Una collezione eclettica, rappresentativa dello stile e del vissuto dell’attrice italiana divenuta famosa anche a Hollywood con film quali Cagliostro di Gregory Ratoff, I corsari della strada di Jules Dassin, Ho paura di lui di Robert Wise, e ancora La contessa scalza di Joseph Mankiewics. La Cortese ha lavorato anche per Michelangelo Antonioni nel film Le amiche e per Vittorio Gassman che l’ha diretta in Kean – genio e sregolatezza.

Leonor Fini ( Buenos Aires  1907 – Parigi  1996), Ritratto di Valentina Cortese e suo figlio Jackie, 1957, olio  su tela, cm 64,5×91 
Valentina Cortese, la sua collezione in beneficenza

Fotografia di Valentina Cortese con Richard Basehart e Jackie.Alle spalle un dipinto di Leonor Fini. Cornice in argento

Tornando all’asta della sua collezione, il ricavato sarà devoluto per la realizzazione di alcuni progetti benefici voluti dall’attrice. “Sono stata il curatore della collezione della signora Valentina Cortese quando lei era ancora in vita. La sua casa aveva uno stile francese per lo più Settecentesco Luigi XV di grande raffinatezza e tutto nei toni del verde e rosa”, dichiara Lorenza Rotti.

La storica dell’arte aggiunge che “ora finalmente – l’attesa è stata a causa del Covid – i suoi desideri verranno realizzati dal Valentina Cortese Family Trust devolvendo il ricavato della vendita dei suoi arredi e del suo guardaroba per aiutare un’attrice della scuola del Piccolo Teatro di Milano e per la ricerca scientifica dell’Istituto Mario Negri. La signora Cortese non ha dato indicazioni diverse, non ha desiderato che i suoi beni andassero a costituire un museo o una fondazione. Ha invece espresso la volontà di fare gesti concreti, specialmente per la ricerca scientifica dell’Istituto Mario Negri a cui era da anni vicina e partecipe insieme al marito Carlo de Angeli e che le ha già intitolato un laboratorio di ricerca. Inoltre, il suo archivio personale, composto di documenti e fotografie, è stato donato dal Trust all’archivio del Piccolo Teatro di Milano – in rete quindi con tutte le altre biblioteche comunali – insieme ad una borsa di studio per un’archivista dedicato al riordino e alla conservazione di questo materiale. Un suo calco delle mani in gesso inoltre è stato donato al Museo Teatrale alla Scala”.

Lorenza Rotti

Il ricavato dell’asta forse avrebbe potuto essere anche superiore rispetto alla somma realizzata. Per due opere in catalogo la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio di Milano ha infatti comunicato, a poche ore dall’apertura dell’asta, l’avvio del procedimento di dichiarazione di interesse artistico e storico particolarmente importante.

Si tratta del top lot L’amitiè, di cui si è detto in apertura, e dell’olio su tela con il ritratto di Valentina Cortese e suo figlio Jackie, anno 1957, battuto per 56.250 euro (diritti inclusi), partito da una stima di 4.000 – 5.000 euro. Opere entrambe realizzate da Leonor Fini, artista deceduta nel 1996 e in forte ascesa sul mercato. Quali conseguenze per i lotti oggetto del procedimento di dichiarazione di interesse da parte della Soprintendenza? “I lotti per i quali è stato avviato il procedimento di interesse da parte della Sovrintendenza rimarranno di proprietà dell’acquirente. Se poi il procedimento dovesse compiersi l’opera avrebbe alcuni vincoli, fra cui il più importante sarà di non poter essere esportato, per cui paradossalmente potrebbe essere venduto ad un acquirente estero che però deve tenerlo in Italia”, conclude Lorenza Rotti.

alessandro@we-wealth.com


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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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