Bob Dylan, Blowin’ in the Wind sfiora il milione e mezzo

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A 60 anni dalla sua prima uscita, la nuova versione del capolavoro del Premio Nobel è stata venduta da Christie’s, superando le aspettative

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Il 7 luglio scorso, si è tenuta nella sede londinese di Christie’s l’asta The Exceptional Sale, parte della Classic Week insieme alla rinomata Old Masters Evening Sale. Presentando alcuni pezzi iconici, l’Exceptional Sale ha raccolto poco più di 19 milioni di pound e realizzato un insolito record con la vendita della prima nuova registrazione della canzone Blowin’ in the Wind di Bob Dylan dal 1962. A 60 anni dall’originaria uscita del disco, la registrazione è stata venduta per 1.482.000 pound a fronte di una stima di 600.000-1.000.000 pound. 

Realizzata nel 2021 in collaborazione con il pluripremiato vincitore di Oscar, Grammy e produttore Joseph Henry “T Bone” Burnett III – che ha, tra le tante, composto e prodotto le colonne musicali delle serie HBO True Detective, The Big Lebowski, The Hunger Games e collaborato con numerosi artisti quali Elvis Costello, Roy Orbison e Robert Plant – Blowin’ in the Wind è stata registrata dalla società di Burnett, NeoFidelity Inc., mediante il brevetto per una nuova tipologia di disco, il Ionic Original. L’idea del produttore è infatti quella di portare una nuova tecnologia nel mondo della musica, permettendo di fare passi avanti nella registrazione del suono e innalzandone la qualità rispetto alle piattaforme streaming degli ultimi anni. Lo stesso Burnett ha paragonato la registrazione ad un dipinto, spiegando che lo Ionic Original è “lacca dipinta su un disco di alluminio, con una spirale incisa dalla musica”. La differenza rispetto a un dipinto “tradizionale” sta nel fatto che lo Ionic Original può essere ascoltato mettendo una testina nella spirale del disco, che girando riproduce la musica.

In occasione di una recente intervista con Variety, il produttore ha spiegato che negli ultimi 30 anni di innovazione tecnologica, i musicisti hanno dovuto accettare che il valore della propria musica venisse definito dal governo, dalle aziende, dalle case discografiche e dagli streamers. L’idea di legare la produzione musicale al mercato dell’arte, risponde al bisogno di riportare la musica nelle mani degli autori, che ne controllerebbero la diffusione e il copyright

Il fortunato collezionista che si è aggiudicato il disco, sarà l’unico – a meno che non decida di “esporlo” in un museo – a poter ascoltare quest’ultima registrazione di Blowin’ in the Wind. Qualsiasi distribuzione commerciale, dovrebbe essere il risultato di un accordo tra Sony Music e Universal Music Publishing Group e il compratore, rendendo il disco decisamente anti-consumista.

Dal canto suo, anche la casa d’aste Christie’s, tramite Peter Klarnet, Senior Specialist Americana, Books and Manuscripts, si è dichiarata soddisfatta del risultato dell’asta e trepidante per l’inizio di una nuova era nella storia della registrazione musicale.


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di Alice Trioschi

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Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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