Tiffany, gli nft CryptoPunks diventano gioielli (veri)

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Anche la storica gioielleria del gruppo Vuitton si lancia nel mondo degli nft. Ma il debutto è molto tangibile e genera una sferzata di energia per un mercato, quello dei crypto asset, reduce da un periodo di estrema debolezza

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Chi ha detto che gli nft non sono asset reali? Sono gioielli in oro rosa tempestati di diamanti e gemme preziose. Almeno, se di mezzo c’è Tiffany &Co. La leggendaria gioielleria acquisita lo scorso anno dal gruppo LVMH ha infatti deciso di debuttare nel mondo dei non fungible token lanciando una collezione di gioielli assolutamente reali. Catenine e pendagli raffiguranti le effigie dei primi nft mai creati, i CryptoPunks, potranno essere acquistati sul sito nft di Tiffany, NFTiff, dal 5 agosto 2022 sborsando 50.000 dollari (30 ethereum): quasi un affare, dato che al momento il prezzo di partenza di questi nft classici parte da 125.000 dollari (74,5 ETH). Ma dov’è il vero collegamento con i crypto asset?

Solo chi già possiede un CryptoPunk potrà acquistare il gioiello. Di cui, a sua volta verrà rilasciato un rendering in nft creato da Chain, società attiva nella costruzione di infrastrutture blockchain e web3 in generale. C’è stata massima cura nella resa tangibile dei CryptoPunks, assicurano dalla società: gli orafi hanno riprodotto fedelmente i 159 colori e le 87 caratteristiche delle faccette pixelate che nel 2017 hanno dato origine agli nft intesi come arte. La sola notizia della collaborazione ha generato – secondo Coindesk – un aumento degli scambi di cryptopunk pari al 2200% in soli tre giorni. Saranno prodotti solo 250 gioielli, e ciascun collezionista potrà comprarne al massino tre.

Come ha avuto inizio la collaborazione con Chain (e con i Larva Labs, creatori dei CryptoPunks)? Alexandre Arnault, vicepresidente esecutivo del prodotto e della comunicazione di Tiffany, aveva postato su Twitter una versione personalizzata del suo CryptoPunk #3167, attirando l’attenzione del ceo di Chain Deepak Thapliyal, pure possessore del CryptoPunk più costoso, il #5822, quello con la bandana (acquistato per 8.000 Eth, all’epoca l’equivalente di 23 milioni di dollari). Il teasing via Twitter fra i due imprenditori ha attivato la collaborazione fra le due società, poi annunciata proprio via Twitter dal figlio di Bernard Arnauld.

Per la società con le scatolette verde-azzurro si tratta di un gran colpo di guerrilla marketing, il cui beneficio ricade anche su Chain e sul collezionismo di nft. Restiamo in attesa di vedere i primi lotti NFTiff nelle prossime aste di gioielli delle più prestigiose case.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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