Un decreto di vincolo è per sempre? La revisione per il collezionista

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Uno dei timori maggiori che il collezionista affronta è quello del decreto di vincolo, capace di compromettere l’esercizio del diritto della sua libertà economica. Ma esistono delle vie di scampo

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Il decreto di vincolo costituisce il timore più grande per un collezionista.

Il timore nasce dalle conseguenze che questo determina sull’opera in tema di tutela, valorizzazione, alienazione e libertà di circolazione dell’opera stessa che comprometterà il collezionista nel suo esercizio del diritto di libertà e nella sua libertà di iniziativa economica.

Ebbene è davvero possibile che una volta notificato il decreto di vincolo per il Collezionista non sia più possibile intervenire in alcun modo?

Il Legislatore ha individuato nel codice dei beni culturali e del paesaggio la possibilità, in determinati casi specifici, di proporre al Ministero della Cultura una istanza di revisione del vincolo.

Ebbene, quali sono questi casi?

L’art. 128, comma 3, del D. Lgs 42/2004 individua che in presenza di elementi di fatto sopravvenuti, ovvero precedentemente non conosciuti o non valutati, il Ministero può rinnovare il procedimento di dichiarazione dei beni che sono stati notificati in forza alle precedenti normative in tema di beni culturali.

Con il riferimento ai vincoli apposti in forza della precedente normativa, il Legislatore intende verificare l’attualità dell’interesse culturale, non escludendo allo stesso tempo la possibilità di un ripensamento radicale da parte della Pubblica Amministrazione dell’imposizione del vincolo in caso di sopravvenuti elementi nuovi non emersi durante la fase di esame del procedimento di dichiarazione di interesse culturale.

Sebbene il testo dell’art. 128 del citato decreto non individua espressamente la possibilità di ampliare la revisione del vincolo anche a quegli atti notificati in forza della legge vigente, tuttavia, costituisce principio generale, ai sensi della legge sul procedimento amministrativo, quello della possibilità di revoca dei provvedimenti amministrativi ad efficacia durevole per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non conosciuta o prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento.

La norma sul riesame del vincolo di interesse culturale trova le sue radici in seno alle vicende che possono caratterizzare la vita di un’opera, soprattutto quelle relative alle opere antiche e moderne su cui pende una costante pratica di ricerca da cui possono emergere dubbi circa l’attribuzione ad un preciso artista ovvero scoperte tali da porre l’opera sotto una luce differente in merito al contesto storico artistico di riferimento. Per presentare un’istanza di riesame non è necessario giungere al disconoscimento dell’attribuzione di un’opera, difatti può capitare, e non così raramente, che, per esempio, in seguito ad un aggiornamento del catalogo ragionato di un’artista, un’opera venga ridatata ad un periodo artistico differente e forse non così particolarmente importante da giustificare un vincolo.

O anche, la scoperta, postuma al vincolo, di documenti o scambi epistolari autografi o meno dell’artista che pone, ad esempio, alcuni lavori di uno specifico periodo artistico sotto una luce differente, ossia non più straordinario – come ritenuto fino a quel momento dagli storici – bensì modesto e di scarso interesse culturale non più idoneo a motivare il decreto di vincolo. In ultimo, l’istanza di riesame può essere proposta anche nel caso in cui nella relazione storico artistica a corredo e fondamenta del decreto di vincolo, il Ministero non abbia valutato degli elementi, conosciuti in quel momento, la cui valutazione avrebbe potuto essere dirimente nell’apposizione del vincolo stesso.

Il mancato esame di elementi non valutati o sconosciuti al Ministero durante il procedimento di dichiarazione di interesse culturale, ovvero emersi in seguito, getta dei dubbi circa l’effettiva esistenza dell’interesse storico artistico che riveste l’opera e, pertanto, fornisce al Collezionista, già limitato nella sua libertà di iniziativa economica, lo strumento per un riesame del provvedimento adottato dalla Pubblica Amministrazione. Riesame, che si concretizza con il deposito di un’istanza di riesame presso i competenti uffici del Ministero corredata da una perizia storico-critica necessaria all’individuazione e spiegazione delle motivazioni di cui all’istanza.

Al deposito della suddetta istanza, la giurisprudenza riconosce in capo alla Pubblica Amministrazione l’obbligo, soprattutto in caso di elementi di fatto sopravvenuti, a riaprire il procedimento avverso il cui provvedimento di rigetto o avverso alla dichiarazione conclusiva del procedimento medesimo è ammesso il ricorso dinnanzi al Giudice amministrativo.


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di Virginia Montani Tesei

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Fondatrice dello studio legale Montani Tesei, prima boutique firm italiana focalizzata esclusivamente in diritto dell’arte e beni culturali. Laureata in giurisprudenza presso la facoltà di Roma Tor Vergata, si specializza in diritto dell’arte presso la scuola superiore Sant’Anna di Pisa seguendo il corso di alta formazione in diritto dell’arte. Ha conseguito il master of art presso la Luiss business school e seguito numerosi corsi di formazione in diritto dell’arte. Autrice di numerosi saggi in materia pubblicati su riviste e quotidiani di settore, è anche collezionista d’arte.

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