Diademi e tiare in asta: chi è la più bella del reame?

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Simbolo per eccellenza della regalità, tiare e diademi sono fra i gioielli più ambiti in asta, nonostante le occasioni per sfoggiarli siano davvero poche. Come mai? Qual è la differenza fra le une e gli altri? Dall’antica Persia ai giorni nostri, passando per l’età napoleonica, un viaggio nella più sognante delle gioie

Indice

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Diademi, che passione!

Pochi gioielli stimolano la fantasia quanto i diademi. Eppure nessun gioiello è oggi così difficile da indossare. Nonostante questo, restano oggetti molto ricercati sul mercato. Si pensi che un giorno a Londra si presentò da Bentley&Skinner, un cliente cinese per acquistare l’intera collezione di diademi antichi del famoso gioielliere.  Le case d’asta internazionali fanno a gara per avere l’opportunità di offrire tiare e diademi ai loro collezionisti. E quest’ultimi, da tutto il mondo, fanno a gara per accaparrarseli, nonostante le occasioni per indossarli siano veramente poche. Penso per esempio alla famosa serie tv Downton Abbey, che ha esportato fuori dall’Europa la passione per questo gioiello.

La parola “diadema” nasce in Grecia, dal greco “diadein”, che vuol dire legare. Famosi i diademi classici che ritroviamo spesso nelle statue o nei mosaici raffiguranti nobili o dèi etruschi e greco-romani. Quelli di foglie di alloro contornavano la testa di un vincitore, in onore di Apollo (si pensi per esempio alle tante immagini di Giulio Cesare). Dal canto suo, il mirto veniva indossato dagli sposi in onore di Afrodite.

Tiare, appannaggio dei reali

La parola “tiara” invece nasce in Persia, a designare il copricapo per re e regine, diffondendosi poi nell’Asia Centrale.  Ma erano molto lontane dai diademi dell’immaginario moderno – tempestati di pietre preziose. Col sopravvento del cristianesimo, diademi e tiare spariscono dalla circolazione in conformità al rigore dettato dalla nuova religione predominante. Probabilmente perché uno dei simboli del cristianesimo è la corona di spine. Un’eccezione era quella delle tiare donate alle spose, per il loro simbolismo legato alla purezza. Restavano comunque appannaggio delle case reali, fino alla fine del 1300.

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Tiara greca originale, antica
Verso la fine del medioevo nei quadri che dipingono i reali e gli aristocratici dell’epoca vediamo le principesse e le nobili dell’epoca con ornamenti per i capelli, collane di perle arrangiate per accompagnare e sostenere le capigliature e gli stili dell’epoca. È verso la metà del ‘700 che, grazie al neoclassicismo, tornano di moda i copricapo in stile greco-romano, famosi quelli di Castellani. Ma è a Napoleone e alla sua corte che dobbiamo la rinascita della moda dei diademi, e lo splendore che accompagnerà le tiare da lì in poi, e che da lì si espanderà in ogni corte reale Europea.
Il sovrano corso voleva che la sua corte fosse la più splendente d’Europa, e lo vediamo riflesso nell’opulenza dei diademi della corte Francese. Inizialmente design ancora legati al mondo classico, con cammei, accompagnati da pietre preziose. In particolare diamanti, che alla fine presero il sopravvento nei design delle più famose tiare reali europee e non, con l’esplosione delle maison francesi come Cartier, Chaumet o Boucheron, le quali beneficiarono dello sfarzo della corte di Napoleone e iniziarono a fabbricare i diademi più belli e famosi che conosciamo oggi e ai quali, appunto, ne associamo l’immagine.
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Tiara di Castellani
All’epoca le occasioni per indossare una tiara erano molto più numerose, e già a quei tempi i gioiellieri dovevano fare i conti con la loro scarsità: la miniera di diamanti in Sud Africa ancora doveva essere scoperta, e quella in Brasile era ormai praticamente inesistente. Tuttavia gli eventi per indossare un diadema erano meno rispetto a quelli in cui si richiedevano solo gioielli ordinari come collane, orecchini e spille. E le gemme non potevano andare sprecate per un gioiello utilizzabile poche volte l’anno… Così, i mastri gioiellieri aguzzarono l’ingegno, dandosi a produrre diademi convertibili in collane e spille.

‘900: diademi e tiare alla ribalta

Diademi e tiare accompagneranno le più grandi firme di gioielli fino alla seconda guerra mondiale, dopodiché conosceranno un secondo inevitabile declino (soprattutto a livello di produzione). Beneficiando però delle nuove tecnologie e dei design dell’Art Deco, nei primi anni del 1900, avremo alcune fra le più famose tiare, come quella di Barbara Hutton, per la quale Cartier utilizzò smeraldi che provenivano dalla collezione della famiglia imperiale russa.

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La tiara di Barbara Hutton
Come già detto, oggi le occasioni per indossare una tiara sono pochissime, eppure come mai c’è tanta voglia di averle in asta, e tanta voglia, per tanti privati, di averne una in famiglia?

Sicuramente il fatto che il 99% dei diademi si possa riadattare in un gioiello più utilizzabile aiuta. Il fatto che spesso provengano dalle più grandi firme è certamente uno stimolo per i grandi collezionisti.

E le tiare sono quasi sempre associate a persone famose ed illustri: chi non vorrebbe un gioiello con royal provenance… Ma i collezionisti vogliono i diademi soprattutto per quello che rappresentavano 2000 anni fa e rappresentano tutt’oggi.

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Tiara in asta da Christie’s il 12 Maggio

Due storici diademi in asta a maggio

Nelle prossime aste primaverili, le due case d’asta internazionali più importanti, Christie’s e Sotheby’s (in rigoroso ordine alfabetico), offriranno ai loro clienti due diademi con storie molto importanti.

Da Sotheby’s andrà in asta una tiara di perle naturali e diamanti, fatta dallo storico gioielliere torinese Musy per la famiglia reale Italiana, dove è rimasta per generazioni, fino al 13 maggio.

Christie’s invece il 12 maggio offrirà ai suoi collezionisti un diadema di zaffiri e diamanti che un tempo apparteneva a Maria II del Portogallo. Un ottimo esempio di multi-funzionalità delle tiare.

Due tiare di indubbia qualità, e importanza storica, per le quali i collezionisti di tutto il mondo si daranno battaglia…

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Tiara in asta da Sotheby’s il 13 maggio

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di Leo Criaco

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Trasferitosi a Londra nel 2006, Leo Criaco capita nel mondo dei gioielli quasi per caso, iniziando come garzone da Bentley&Skinner, gioiellieri storici di Mayfair, by Royal Appointment. L’inizio part-time diventa subito full-time: la gioielleria stava costruendo il famoso teschio di diamanti di Damien Hirst – “For the love of God” e aveva bisogno di extra security. Alla fine del progetto, il direttore gli propone di prendere il posto del suo apprendista. Inizia così la sua avventura nel mondo dei gioielli. Avventura per la seconda volta “benedetta” da Hirst: è proprio Leo infatti a selezionare i diamanti rosa per il secondo teschio, for Heaven’s sake: un anno e mezzo di lavoro. Dopo sette anni, per migliorare le conoscenze del mercato, Leo Criaco inizia a lavorare con un commerciante indipendente, grazie al quale entra in stretto contatto col mondo delle aste. Approda quindi da Christie’s Ginevra nel settembre del 2015, dove tuttora ricopre il ruolo di specialista, con un occhio di riguardo per il mercato italiano.

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