Achille Castiglioni, quando il design è di famiglia

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Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni: tre fratelli hanno rivoluzionato il design italiano all’insegna della forma, della funzione e, soprattutto, dell’ironia. Decine gli oggetti ancora in produzione, migliaia le idee abbozzate, nove i Compassi d’Oro ricevuto

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Tre fratelli milanesi, a cavallo tra gli anni Quaranta e Settanta (ma il più longevo fino agli anni Duemila), hanno rivoluzionato il design italiano, esportando il Made in Italy e promuovendo la fama della creatività italiana all’estero. Sono Livio (1911-1979), Pier Giacomo (1913-1968) e Achille Castiglioni (1918-2002). Un cognome, il loro, che ancora oggi è sinonimo di genialità e funzionalità, estetica al servizio dell’idea. Tanto che negli annali del Compasso d’Oro, il più prestigioso riconoscimento dedicato al design italiano, se ne conta la presenza per ben nove volte.

Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni: tre fratelli per il design

Figli dello scultore Giannino Castiglioni (che a Milano, tra le altre opere, ha lasciato il Cristo Re al centro del portale d’ingresso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) e della moglie Livia Bolla, i tre fratelli si laureano in architettura al Politecnico di Milano: Livio nel 1936, Pier Giacomo nel 1937 e Achille nel 1944. L’iniziale e fervida collaborazione a tre voci lascia negli anni spazio all’individualità di Livio, che si appassiona ben presto di elettronica e illuminazione, diventando consulente di Phonola e collaborando con Brionvega dal 1940 al 1960; nel 1953, Livio si stacca definitivamente dallo studio di Corso di Porta Nuova 57, in cui lavora insieme ai fratelli. Pier Giacomo, dal canto suo, dopo la laurea intraprende la carriera accademica al Politecnico di Milano, dove assiste anche Gio Ponti, Piero Portaluppi ed Ernesto Nathan Rogers e per cui nel 1944 disegna il sigillo araldico. È Achille a completare il trio, designer instancabile che porterà avanti la cifra di famiglia fino alla sua morte nel 2002, dopo 84 anni dedicati alla progettualità del design.

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In alto: Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni. In basso: A. Castiglioni, ph. © Walter Laeubli. Courtesy: Flos
I tre fratelli, nella loro individualità così come nella loro collaborazione, segnano decenni centrali per la storia del design italiano del Novecento. Sono infatti i protagonisti “di quel particolare filone che, con grandissima semplicità di mezzi e pulizia di disegno, tende a riscoprire le ragioni fondamentali dell’oggetto considerato”, racconta la storica dell’architettura Giuliana Ricci. “L’accoppiamento della chiarezza, che mette a nudo elementi generalmente nascosti, all’uso di materiali e forme poveri e a un nuovo e più funzionale concetto distributivo delle parti attribuisce al risultato finale un carattere d’ironia”.
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Pier Giacomo, Livio e Achille Castiglioni nello studio di Porta Nuova, 57. Foto da “Il Design dei Castiglioni”, Courtesy: Corraini Edizioni

Forma, funzione, ironia: lo sgabello Sella (1957)

Nascono così oggetti senza tempo, ora vere e proprie opere d’arte, progettati per rispondere a una specifica necessità dell’utente finale, ma sempre in maniera giocosa e mai banale. Iconico (e ironico) è Sella, uno sgabello progettato nel 1957 e prodotto da Zanotta dal 1983. Facendo il verso ai ready-made duchampiani di inizio Novecento, in cui si riflette sull’utilità e il senso di un oggetto una volta decontestualizzato, lo sgabello prende forma da un piedistallo di ghisa su cui è fissata un’asta in acciaio verniciato di colore rosa (come la maglia dei più bravi ciclisti) nella cui estremità, con un morsetto, è agganciato un sellino da bicicletta. Sella nasce come sgabello per telefono: negli anni Cinquanta, infatti, la maggior parte dei telefoni era ancora collocata su parete. Sella fornisce così sollievo ai piedi stanchi dei conversatori, ma data la sua oggettiva scomodità assicura al contempo che il telefono non venga occupato dalla stessa persona per troppo tempo.

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Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Sella (1957) per Zanotta

Arco (1962) e Parentesi (1970), molto più che semplici lampade

Sono tuttavia innumerevoli gli oggetti che negli anni sono entrati nelle case di migliaia di appassionati e che hanno segnato la storia del design internazionale. Come Arco (ideata nel 1962 per Flos), l’iconica lampada da terra progettata per offrire ai suoi utilizzatori una fonte di luce dall’alto mantenendo la comodità di poterla spostare all’esigenza. O ancora Parentesi (1970, sempre per Flos), lampada che prende il suo nome dalla forma del tubo in acciaio sagomato che scorre attraverso un filo metallico, capace così di muoversi dal soffitto al pavimento e di ruotare su sé stessa di 360°, adattandosi perfettamente alle esigenze dell’utente.

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Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Arco (1962). Courtesy: Flos
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Pier Giacomo e Achille Castiglioni, Parentesi (1970). Premio Compasso d’Oro 1979. Courtesy: Flos

I Castiglioni, dai Compassi d’Oro all’esperienza

Decine gli oggetti ancora in produzione, centinaia gli oggetti progettati e a migliaia quelli ideati, su carta, nati da un abbozzo veloce di un’idea. Nove i compassi d’oro riconosciuti a Pier Giacomo e ad Achille: al secondo, nel 1989, l’ultimo della lunga serie viene insignito alla carriera, “per aver innalzato, attraverso la sua insostituibile esperienza, il design ai valori più alti della cultura”. Proprio sul valore dell’esperienza Achille tornò più volte, in una celebre frase che ne raccoglie l’eredità: “l’esperienza non dà certezza né sicurezza, ma anzi aumenta la possibilità di errore. Direi che è meglio ricominciare ogni volta da capo con umiltà, perché l’esperienza non rischi di tramutarsi in furbizia”. Una lezione da ricordare sempre, a prescindere dal fatto che nella vita, per mestiere, si faccia o meno il designer.

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Un ritratto di Achille Castiglioni

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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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