Azionario Brasile: rischi e opportunità di un mercato con settori peculiari

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L’asset class è caratterizzata da un profilo di rischio elevato, ma correlato a ritorni potenzialmente alti, ma poco costanti. Il rendimento da inizio anno spazia dal 5 al 12%. Non è un investimento adatto a chiunque, ma se adeguatamente gestito permette di esporsi a un mercato ricco di opportunità e con settori peculiari

Indice

La migliore tra le categorie Fida, in termini di performance nel secondo trimestre del 2021, risulta essere quella sugli azionari Brasile. L’indice di categoria, infatti, nel periodo considerato ha registrato un allungo del 21% circa, accompagnato da una volatilità del 14,70% e da un massimo draw down del 2,55%, particolarmente contenuto in confronto con gli altri indici azionari.

I dati più recenti (ultima valorizzazione del 26/07/2021) definiscono però una performance da inizio anno “appena” del 10,63%, con un massimo draw down del 17% generato nel primo bimestre. Il ritracciamento in oggetto si colloca all’interno di un trend positivo valido dal marzo 2020, dopo un crollo del 50% contestuale all’esplosione del covid.

Evoluzione storica

L’indice esprime l’andamento di fondi autorizzati alla vendita a investitori retail in Italia e focalizzati sul capitale di aziende brasiliane, esposte quindi all’economia di un Paese considerato in via di sviluppo. L’andamento degli ultimi 10 anni è caratterizzato dal susseguirsi di rally e di crolli piuttosto violenti, con performance in valore assoluto molto importanti su qualsiasi orizzonte temporale e con perdite massime che, storicamente, hanno raggiunto il 65%.
Il confronto grafico e quantitativo evidenzia storicamente un andamento correlato ma meno volatile rispetto al Bovespa. I due indici, tuttavia, in tempi più recenti hanno aumentato la loro correlazione fino a sovrapporsi quasi perfettamente.
Interessante è anche la correlazione con il real brasiliano, che se storicamente presenta un andamento simile, nell’ultimo biennio mostra trend spesso opposti.

Come investire

L’indicatore sintetico di rischio riportato in documentazione legale è pari a 7 per tutti i fondi della categoria, coerentemente con la natura azionaria dei prodotti, l’esposizione a un’economia emergente e la concentrazione geografica e valutaria.

La categoria si compone attualmente di 85 classi e sei comparti diversi. Limitatamente alle 18 classi retail, il rendimento da inizio anno spazia dal 12% al 5%. In particolare il Dws Invest Brazilian Equities, il migliore del 2021, risulta anche essere in testa per performance a cinque anni, raggiungendo il 110% di allungo. Il confronto con i competitor mette in luce il comparto citato, che sovraperforma i competitor sotto quasi tutte le principali metriche di rischio e rendimento sulle varie scadenze.

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Le prospettive del mercato

Nonostante i sorprendenti risultati registrati sui mercati finanziari, il Brasile è tristemente noto alla cronaca prevalentemente per l’impatto gravissimo della pandemia. Il Paese risulta infatti tra i più colpiti e gli effetti sulla stabilità del governo, ripetutamente accusato di mala gestio, sono tuttora incerti.

In ogni caso, l’economia locale presenta caratteristiche peculiari che la collocano tra le principali al mondo. La bilancia commerciale, oltre a essere sistematicamente in positivo, vede l’avanzo crescere costantemente. Il focus è su settori numerosi ma perlopiù caratterizzati da scarsa ciclicità e tasso di innovazione, nonché da elevate barriere all’ingresso. Numerose sono le attività agricole e zootecniche che rendono il brasile uno tra i principali produttori mondiali di caffè, cacao, soia, mais, canna da zucchero, tabacco, cotone, frutta esotica, bestiame e derivati… non mancano poi i giacimenti d’oro, d’argento e di ferro. Il Paese produce e lavora immense quantità di acciaio e petrolio. Un altro aspetto interessante è l’incidenza delle fonti rinnovabili sull’intera matrice energetica, che attualmente è pari al 45%, un livello elevatissimo. Parallelamente l’industria, pur avendo vissuto una rapida crescita, si è sviluppata storicamente tardi e il naturale propendere verso il terziario non ha concesso al settore il tempo necessario per riorganizzare gli equilibri socio-economico-demografici secondo le metriche comuni dei paesi più sviluppati.

L’area è ricca di contrasti e disuguaglianze. Con un certo cinismo è possibile affermare che la concentrazione della ricchezza è tale per cui l’esplosione della disoccupazione e la crescita della povertà con la pandemia non hanno avuto risvolti particolarmente drammatici sui principali dati macro, anzi, l’inflazione ha raggiunto livelli tali da costringere la Banca Centrale a proseguire con la campagna di normalizzazione dei tassi, che potrebbe continuare nei mesi a venire.

Perché investire

L’asset class è caratterizzata da un profilo di rischio elevato ma correlato a ritorni potenzialmente elevati, ma poco costanti. I fattori di rischio sono molteplici e variegati e l’andamento della valuta è senz’altro tra i principali. Pur avvalendosi della professionalità degli asset manager per il picking, occorre comunque prestare particolare attenzione a molti aspetti per gestire l’inserimento e il ribilanciamento dell’asset class nel portafoglio, anche come elemento di diversificazione. Non si tratta quindi di un investimento adatto a chiunque, ma se adeguatamente gestito e monitorato permette di esporsi a un mercato ricco di opportunità e con settori peculiari diversi rispetto a quelli delle altre principali economie mondiali.

 

Articolo scritto in collaborazione con Monica Zerbinati, financial analyst di Fida

di Luca Lodi

Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.

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