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E poi c’è la recente affermazione di un altro vitigno “borgognone”, il Pinot Nero, soprattutto in Oregon e nello stato di Washington. Va anche considerato che, soprattutto negli anni ’80 e ’90, si è affermato un gusto che ha premiato vini pesanti e caratterizzati da eccesso di estrazione, dove spesso la concentrazione derivava da pratiche enologiche, piuttosto che dalla qualità dell’uva. È accaduto anche in Francia e in Italia.
Ma lo stigma è rimasto solo sui vini americani. La verità è che in Europa non si conoscono molto i vini d’Oltreoceano, anche perché gli importatori europei li hanno sempre snobbati. Ho trascorso tre anni in California e per quanto anch’io non sia immune da una certa sottostima dei vini prodotti in Usa, ho dovuto in parte ricredermi.
Detto ciò, vale la pena ricordare ciò che accadde nel 1976 nel corso del famoso “Giudizio di Parigi” – un’epica disfida organizzata dall’inglese Steven Spurrier, in cui all’Hotel Intercontinental si assaggiarono alla cieca vini americani e francesi a base di Cabernet Sauvignon e Chardonnay, con giuria di esperti esclusivamente francese.
Due vini americani, Chateau Montelena 1973 e Stag’s Leap 73 si piazzarono al primo posto rispettivamente tra i vini bianchi e rossi. Più o meno una cosa simile capitò con il Sassicaia 1985. Cito cinque nomi di vini che conosco bene e devono la loro notorietà non solo all’indubbio livello qualitativo, ma anche ai prezzi elevati: Screaming Eagle Cabernet Sauvignon, con prezzo medio delle ultime annate intorno a 3.000 euro, con punte ben superiori.
Non è un caso che comincino a entrare nelle cantine dei collezionisti, siano regolarmente battuti alle principali aste e trovino posto nei portafogli dei principali fondi d’investimento sul vino. Riporto a seguire la mia nota di degustazione di uno di questi vini, bevuto di recente, Harlan Estate 2007, a cui manco a dirlo, Robert Parker attribuisce un punteggio di 100 centesimi. “Di colore rosso rubino carico ha un naso intenso in cui si distinguono sentori di ribes nero, grafite e fiori secchi su uno sfondo di tabacco e cuoio e una leggera nota tostata. È un vino di grande struttura, denso e ricco, quasi masticabile, ben bilanciato da un tannino fine che non asciuga e un’acidità fresca e succosa. Il finale è lunghissimo con un retrogusto di liquirizia”. È veramente un gran vino. Ometto il voto. Era comunque molto alto”.

